Nell’Eneide riusciamo a individuare due elementi contrapposti tra loro: da una parte abbiamo l’eroe, Enea, che con le sue capacità intellettive ed empatiche riesce a salvare una parte di popolazione destinata a morte certa nella città di Troia, fondando una nuova istituzione, la futura Roma. Enea rappresenta dunque l’istituzione sana, che si carica sulle spalle il proprio padre, Anchise, portatore del mandato e del sapere istituzionale  che può essere trasmesso e condiviso tra generazioni, piuttosto che scatenare lotte intergenerazionali tra padri e figli per la conquista del potere. Dall’altra parte c’è la città di Troia, rappresentante simbolica dell’istituzione malsana, chiusa su se stessa e con la perenne angoscia del crollo psicotico. All’interno di questo quadro, fondamentale è la figura di Cassandra, portatrice di un angoscia mortifera, che la comunità non accoglie, ma ignora ed esclude. Cassandra, in questo senso, può rappresentare la figura dello psicologo impossibilitato a lavorare nel setting istituzionale, che si interfaccia con un’istituzione patologica: anche se lo psicologo porta in evidenza le forti angosce degli operatori sanitari, quest’ultimi allontanano questa evenienza, poichè non c’è un gruppo coeso che possa accogliere e sostenere tale emergenza, solo tanti singoli individui che si caricano rispettivamente di frazioni di quest'angoscia. Nell’ignorare le angosce destrutturanti, quest’ultime divengono così parte stessa dell’istituzione in modo silente, permettendo, dunque, al cavallo di superare le mura inespugnabili di Troia, ossia le alte difese degli operatori sanitari, portandoli inevitabilmente al burn out.

Figura opposta a Cassandra è quella di Iapis, che si allea con l’istituzione sana, Enea, accettando il proprio mandato istituzionale, attraverso la cura e la condivisione del sapere clinico che viene posto al servizio di una trasmissione intergenerazionale. Iapis rifiuta le prime tre arti divine e decide di apprendere solo le arti mediche, per salvare in primis il padre morente: ciò può rappresentare il rifiuto da parte dello psicologo, che sa lavorare nel setting istituzionale, del proprio assetto onnipotente-narcisistico “io ti/vi salverò”, accettando la propria mortalità, mettendosi al servizio dell’istituzione sana, attraverso l’accoglimento e la condivisione delle angosce mortifere in un gruppo coeso di operatori sanitari, che possono pensare e sognare insieme, elementi chiave per la rinascita dell’istituzione, la futura Roma.

Iapis o Iapige (greco: ᾿Ιᾶπυξ) è un eroe eponimo degli Iapigi, figlio di Licaone e fratello di Dauno e di Peucezio. Iapis lo ritroviamo nei personaggi presenti nell'Eneide, dove compare nel XII libro. Secondo la leggenda, un giorno Apollo, colto da indomabile amore per il giovane, offrì al troiano le sue arti, ossia la capacità di predire il futuro, di suonare la cetra e lanciare frecce infallibili, ma Iapis, per salvare il padre morente, preferì imparare l'arte della medicina. Divenne così il medico dei troiani e seguì Enea nelle sue peripezie: durante la guerra contro Turno prestò soccorso al capo troiano rimasto ferito alla gamba da mano ignota.

Iapis è uno dei personaggi del poema epico di Virgilio, e attraverso una trasposizione simbolica, diviene la personificazione della nostra società scientifica “I.A.P.I.S. -The International Association for Psychotherapy in Istitutional Settings”,  nonchè l’emblema della nostra mission.

© 2017 by Dario Maggipinto

Proudly created with Wix.com 

  • Facebook Social Icon